2 gennaio 2012

La “Disco demolition night”

Il 12 luglio 1979 a Chicago si tiene la “Disco Demolition Night” durante una partita di baseball. Il programma della serata è semplice: fare un bel falò di dischi al Comiskey Park. L’ha organizzato il controverso DJ Steve Dahl assieme a Mike Veeck, figlio del proprietario dei Chicago White Sox. L’idiota iniziativa ha un successo oltre le previsioni: arrivano 50.000 persone disposte a tutto pur di bruciare un disco di Donna Summer o di altri artisti del genere disco. Questi invadono il campo, scoppiano disordini e si arriva al rinvio del secondo tempo della partita di baseball (per la cronaca, verrà data vittoria a tavolino ai rivali dei Sox, i Detroit Tigers, con papà Veeck che andrà su tutte le furie. Mike alla fine dovrà chiedere scusa…). In ogni caso, all’urlo “Morte ai Bee Gees” i dischi vengono mandati al rogo tra il tripudio generale degli imbecilli. L’evento segna l’ufficializzazione della crociata contro la musica disco che invade l’America e che di fatto cancellerà il genere dalle classifiche nel giro di un paio di anni.
Tra i primi e più esagitati ad invadere il campo ci fu l’allora ventunenne Michael Clarke Duncan, l’attore diventato famoso interpretando il commovente ruolo di John Coffe ne “Il miglio verde”.

Una vittoria solo temporanea

la scoperta del virus dell’HIV e dell’AIDS verso la metà degli anni 80 fu poi un altro punto segnato a favore dei fautori del movimento Disco Sucks, che piuttosto meschinamente cavalcarono l’onda emotiva di questa malattia per far notare come quel modo di vivere la vita avesse ridotto i protagonisti di quelle notti degli anni Settanta.
Se però tutte queste persone fossero convinte di aver seppellito definitivamente la Discomusic, beh, si sbagliavano di grosso. E’ vero, la Disco sparì dalle scene come genere, ma influenzò il mondo del rock e del pop, tanto negli Usa quanto in Europa, alcuni locali storici chiusero, ma altri aprirono e nelle discoteche si continuava a ballare, in alcune di esse ancora a trasgredire. Sulle ceneri della Disco nacquero nuovi artisti, altri si seppero evolvere o riciclare, e il fatto che siamo ancora qui a parlarne oggi con grande nostalgia e che molti producers ne usino riffs e campionature per i brani odierni la dice lunga su quanto l’eco di questo genere sia ancora vivo e vegeto più che mai. In più, la diffusione della Disco in Europa fu la dimostrazione che l’intolleranza dei paladini della Disco Sucks era rivolta più alo stile di vita che alla musica in sé: nel nostro continente, infatti, la Disco prese piede più come genere musicale che come fenomeno sociale: avendo poi come riferimento il film “Saturday night fever” i giovani europei hanno sempre visto questo genere aperto a tutte le razze e tendenze sessuali, mentre le scene di scontro razziale, come la famosa scazzottata tra italoamericani e portoricani, venivano viste più che altro come una prerogativa del tutto newyorchese. Non mancarono nemmeno in Europa gli osteggiatori della Disco, primi tra tutti gli alfieri della cultura Punk, ma non si raggiunsero mai le vette americane, proprio perché in questo caso era la musica in discussione e non le implicazioni sociali. Questo spiega perchè, una volta che la Discomusic scomparve dalle scene Americane, in Europa più che sparire del tutto si trasformò in Dance, grazie come abbiamo visto, alla bravura e alla sperimentazione di artisti come Moroder, Cerrone e via dicendo.

[fonti: salsa.it e hitparadeitalia.it]

3 Comments

  1. Marco b.

    2 gennaio 2012 at 12:15 — Rispondi

    Una grave perdita… una data da dimenticare.. :(

  2. Super!

    2 gennaio 2012 at 20:33 — Rispondi

    Già… ma forse è stata una delle cose che ha reso quel periodo indimenticabile

  3. paoloz

    3 gennaio 2012 at 08:27 — Rispondi

    Concordo!

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