Italo Disco

Il fenomeno ITALO DISCO comincia a fare la sua prima apparizione alla fine degli anni ’70, mentre la disco music sta godendo di un successo planetario riempiendo le playlist delle radio e facendo ballare i giovani nelle discoteche.
Tra i primi sporadici tentativi di imitazione nati da artisti Italiani sono da ricordare i Fratelli la Bionda che, prima con il loro brano “1,2,3,4, gomme so more” interpretato con lo pseudonimo di D.D Sound e successivamente con l’altro brano “One for you, one for me” interpretato come “La Bionda“, riescono ad ottenere buoni successi a livello internazionale, mentre nello stesso periodo i Gepy & Gepy lanciano Body to body
In quel periodo, vista la buona risposta del mercato , cominciano a muoversi anche i primi produttori come Claudio Simonetti e Giancarlo Meo (produttori di Easy Going, Vivien Vee ed altri artisti), Celso Valli (Azoto) e colui che rimarrà un punto di riferimento per le produzioni Italo disco e Internazionali: Parliamo del grande Mauro Malavasi.
Malavasi produsse nomi come  Macho, Peter Jacques band, Change ed altri, portando la sua produzione a livelli altissimi, stimata ad oggi a circa 100 milioni di copie vendute in tutto il mondo in circa trent’anni di lavoro.
Nei primi anni ’80, la Dance Italiana prosegue il suo cammino, mentre il vecchio filone “dance 70″ ballato in tutto il mondo comincia a dare i primi segni di decadenza (forse dovuto anche alla famosa “Disco Demolition Night“).
Nelle discoteche si comincia a ballare una musica che pur rimanendo legata al genere precedente, si trasforma grazie all’ausilio di strumenti elettronici, sintetizzatori ed effetti vocali.
Iniziano gli anni 80 ed ecco apparire  nella disco “Made in Italy” nomi come Gary low, Gazebo, Kano, Ryan Parys, Robert Sacchi, Twins, Raf, Gaz Nevada ed altre decine e decine di artisti..
Ma la consacrazione della Italo Disco, la sua vera denominazione, avviene solo nel 1983, quando un produttore Tedesco di nome Bernhard Mikulski pubblicherà un doppio LP intitolato “The best of Italo Disco”, dando così il nome a questo genere dance divenuto poi famoso in tutto il mondo.
In questo periodo si creano collaborazioni a distanza come nel caso dei Change con basi musicali scritte e arrangiate in Italia e voci registrate negli States (progetto a cui partecipò anche il grande Luther Vandross).
Un curioso esperimento di “artista perfetto” fu Dan Harrow che, sotto la produzione di Turatti e Chieregato, fu plasmato dandogli il volto di un modello (Stefano Zandri) e la voce di vari artisti tra cui il famosissimo Tom Hooker.
Se è vero che verso la fine del decennio la Italo disco comincia il suo declino proprio in casa sua, soppiantata nelle piste delle discoteche da generi come “Hi-nrg” e subito dopo dalla “House music”, è altrettanto vero che nel resto d’Europa (e non solo) la Italo Disco ha continuato a vivere e tutt’ora viene ancora apprezzata e ballata.

Comunque la italo Disco mantiene la sua vitalità grazie agli innumerevoli siti e blog dedicati alla dance 80 Italiana e, vagando per il web ,ci si può accorgere di quanto è ancora amata… soprattutto all’estero.
Sarà vero che l’erba del vicino è sempre più verde?

Per approfondire l’argomento consiglio la lettura su Wikipedia, dove troverete anche un ricco elenco di artisti in qualche modo legati a questo fenomeno.

 

 

Se poi avete voglia di guardare la trasformazione di Dan Harrow date un’occhiata a questi link: :)

A taste of love

Bad Boys

Il tracollo